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Dal momento che ti poni delle domande significa che sei un essere senziente e che hai smesso di ripetere ciò che ti viene mostrato dagli altri; inizi quindi a padroneggiare la tua vita.
Di base, chi più chi meno, abbiamo avuto tutti questa svolta nell’adolescenza (anche se nella mia esperienza di terapeuta ho incontrato molte persone che purtroppo non hanno avuto la possibilità di viverla) e tra l’altro è proprio in quel periodo che sperimentiamo in modo più conscio le ferite dell’anima.
Se fino a quel momento replicavamo l’esempio dei nostri “accompagnatori” (genitori, nonni, maestri, educatori, ecc.), nell’adolescenza iniziamo a vivere per scelta e non semplicemente perché siamo nati. È la prima rinascita. Che momento potente quello in cui intavoliamo le prime domande fondamentali che diventano un tarlo che scava nella nostra anima: “perché sono qui?” “che senso ha la vita?” “chi me lo fa fare di stare su questo pianeta merdoso?” (pardon per il francesismo) “cos’ero fino ad oggi?” “cosa sto diventando?” “chi sono?” “cos’è questa sensazione che mi spinge ad andare oltre?” Il mondo attorno a noi tenta di zittirci, di limitarci, di farci sprofondare nel sonno di chi agisce senza cognizione di causa, ma nessuno come gli adolescenti va contro e contro e contro e contro e contro … in tutti i modi, anche quelli più audaci.

Che periodo impegnativo e importante! Appesi ad un filo tra l’essere bambino ed l’essere adulto, tra comodità e responsabilità, tra sopravvivere e vivere mentre intorno a te tentano di chiudere ogni domanda, ogni porta e di restringere le opzioni. E così molti imparano a rispondersi in modo automatico o cercano le risposte nel passato delle frasi scritte nei libri.
Vogliono stabilità, abitudini, sicurezze e appunto … risposte … per far tacere le domande, per fermarsi, per sentirsi al sicuro e accettati dalla maggioranza, da chi amano.

Qui c’è la svolta: o diventi adulto o diventi grande.

L’adulto continua incessantemente a porsi domande su di sé e sul resto, invece il grande diventa grande e invecchia.

“È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.”
(Socrate)

Siamo tutti ignoranti cari miei e se pensiamo di saperne più degli altri ci illudiamo. Detto ciò… tutti felici e contenti di essere ignoranti e umili, ok?

Ma a cosa servono le domande che ci poniamo?

Semplicemente e automaticamente ad espandere il nostro livello di coscienza, di intelligenza.

Le risposte non sono così utili, non esistono! Esistono infinite realtà e infinite possibilità. Così, per uscire da questo labirinto e trovare la pace non resta altro che entrare nel sentire, nella percezione.

Solo in quel momento trovi la pace e la consapevolezza che vai tanto cercando.

Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci accompagni verso questo stato di calma, ad uscire dal controllo, perché non siamo qui per navigare da soli, siamo parte di un equipaggio in cui ognuno fa la sua parte per accompagnare l’altro, chi più chi meno, chi nella gioia, chi nel dolore ma sempre direzionati nell’unica rotta che ci spinge a continuare il nostro viaggio: la ricerca dell’amore.

Nient’altro è importante, nient’altro esiste se non il desiderio della conoscenza profonda dell’amore.

Tutto ciò che facciamo ha questa finalità.

Non è più semplice visto così?

Stai cercando incessantemente l’amore in ogni passo che fai ed è l’unica risposta ad ogni tua domanda.

Quando arrivi a capirlo, ad attivare questo livello di coscienza, le domande scompaiono e esiste solo questa certezza.

Ora puoi farti un’unica domanda: “in cosa e in chi sento amore nella mia vita?”

È lì che trovi la vita.

Tutto il resto è solo un metronomo che segna il trascorrere di attimi preziosi.

“Amatevi, idioti!”
(Charles Bukowski)

Dedicato anche a me, Sonia Boschi, ignorante e felice❤️